Progetto Cuore Solidaire

Dal 2011, la sottoscritta Nadège, insieme a un cerchio di amici e simpatizzanti, porta avanti un impegno condiviso come organizzazione formata da persone sensibili e attente ai drammi della storia dell’umanità più vulnerabile, in particolare nella regione del Congo/Brazzaville.

Questa azione nasce dal desiderio profondo di promuovere la dignità integrale dell’essere umano, in contrasto con la cultura dell’egoismo, dello spreco delle risorse umane, dello scarto e dei privilegi. Mi considero promotrice di uno sviluppo “dal basso”, che valorizza le potenzialità degli individui svantaggiati — un impegno che riflette la mia sensibilità verso le criticità del mondo che mi circonda, e in particolare verso le persone più fragili.

STORIA DEL PROGETTO

Il progetto nacque originariamente come iniziativa di adozione a distanza, in collaborazione con i Frati Servitori di Cana, una delle numerose organizzazioni già attive sul territorio congolese fin dal 1998. A causa delle guerre che hanno devastato il Congo tra il 1997 e il 2001, molti bambini rimasero orfani. Di fronte a tale emergenza, si sentì l’urgenza di fornire un supporto sistematico in ambito sanitario, socio-educativo e formativo.

Grazie alla rete di conoscenze e amicizie che si sviluppò intorno alla sottoscritta, il progetto si estese da Quartu Sant’Elena ad altri territori della Sardegna, fino a varcare i confini nazionali.

Il "Progetto Orfani Congo Brazzaville" è una delle iniziative nate per sostenere concretamente gli orfani del Paese. Fondato nel 1999 a Quartu S. Elena da me, Nadège Pelagiè Miayoukou — all’epoca suora — con il consenso della mia superiora presso l’Istituto San Luigi (1998–2001), il progetto rispose fin da subito ai bisogni urgenti derivanti dalle sanguinose guerre civili, che colpirono duramente il sud del Congo, in particolare le zone di Brazzaville, Kinkala e lungo le ferrovie.

La guerra e gli orfani

Tra il 1997 e il 2001, la Repubblica del Congo fu travolta da violenti conflitti per il potere. In seguito alla guerra del 1997, la piccola comunità dei Frati “Servitori di Cana” — congregazione fondata da Monsignor Ernest Kombo, Vescovo di Owando, scomparso il 22 ottobre 2008 — avviò un primo piano di intervento concreto. Tale piano prevedeva la costruzione di una casa di accoglienza per orfani a Masamba Mbiki, nella diocesi di Kinkala, parrocchia di Mbanza Ndounga.

Grazie all’importante contributo di amici spagnoli coinvolti da Maria Angeles, volontaria appassionata della cultura congolese, e con un piccolo ma significativo sostegno anche dalla Sardegna — in particolare dalla parrocchia di Sant’Elena a Quartu Sant’Elena e, in parte, dalla parrocchia di Santo Stefano — nel 1998 fu edificata la prima struttura. La casa fu intitolata “Marie Santsa” (Maria Nutrice) e si propose come luogo di accoglienza e rieducazione per i bambini rimasti orfani.

Tuttavia, data l’insufficienza di risorse economiche per garantirne il pieno funzionamento, suor Nadège si fece promotrice di un progetto di adozione a distanza rivolto agli orfani più bisognosi. Con la collaborazione di don Antonio Porcu, all’epoca parroco della Chiesa di Sant’Elena, l’iniziativa riscosse grande successo a Quartu, diffondendosi rapidamente grazie al passaparola tra amici, parenti e conoscenti, fino a raggiungere persone anche al di fuori della Sardegna.

Oggi il progetto guarda al futuro con una visione più ampia: si intende infatti realizzare una nuova struttura di accoglienza e formazione nella capitale Brazzaville, con l’obiettivo di offrire uno sviluppo sostenibile e duraturo ai bambini orfani della Repubblica del Congo.

 

Criticità

Il percorso di questo progetto non è stato privo di ostacoli. Con il trasferimento di suor Nadège a Palmas Arborea, in provincia di Oristano, nel 2004, i contatti con molti sostenitori si affievolirono. Alcuni, sebbene in minoranza, abbandonarono l’impegno preso nei confronti dei bambini adottati a distanza, rendendo necessario distribuire un contributo modesto tra tutti i piccoli già registrati, che nel 2003 avevano raggiunto il numero di circa quaranta. Tuttavia, la maggior parte dei tutori adottivi rimase coerente e fedele all’iniziativa.

Nel 2007, per motivi di studio, suor Nadège si trasferì nuovamente più vicino a Cagliari. Questo riavvicinamento geografico facilitò la creazione di nuovi contatti e una nuova rete di sostenitori, anche grazie all’ambiente universitario in cui la suora era ben inserita. Ne conseguì un rinnovato slancio del progetto, con un numero crescente di adesioni e nuove energie.

Negli anni successivi si alternarono fasi di intenso lavoro, sfide difficili e momenti di confronto acceso. Nel 2013 fu infine fondata ufficialmente l’Associazione, anche con l’intento di promuovere e incoraggiare lo spirito missionario all’interno della congregazione, come previsto dal programma del fondatore Virgilio Angioni. Tuttavia, le forti resistenze da parte di un ristretto ma influente gruppo interno alla congregazione, ostile all’apertura e all’operato di suor Nadège, portarono quest’ultima a lasciare l’ordine nel dicembre 2014.

Oggi, Nadège continua con tenacia e audacia a portare avanti questo ambizioso progetto in veste laica, determinata a onorare la sua storia travagliata e al tempo stesso fondamentale. Un’opera che, per giusta causa, merita di ergersi e farsi riconoscere per il valore umano e sociale che rappresenta.

Adozione a distanza

Questa ammirevole azione ha fatto moltissimo per gli orfani; senza la generosa partecipazione di numerosi tutori, non sarebbe stato possibile raggiungere i risultati di cui oggi possiamo essere fieri. È con profonda gratitudine che desidero ricordare in modo particolare i genitori adottivi che hanno sostenuto il progetto con costanza e amore.

Purtroppo, a causa del furto dell’archivio avvenuto all’interno della comunità, con la sparizione del computer, non sono più in grado di ricordare tutti i nomi dei nostri preziosi collaboratori, e di questo chiedo sinceramente scusa. Desidero comunque fare uno sforzo per citare, per quanto mi è possibile, coloro che la memoria mi restituisce:

Efisia e la buon’anima del marito Gabriele, Maria Teresa Garau e suo marito, Claretta e suo marito, Gesuino Angoni e Adriana, Sergio Tuveri ed Elisabetta, Milva Paderi e Luigi, Claretta Murru, Luciana Morelli, Nunzia Accardo e le sorelle Accardo, Stefano Angioni e Gigliola Concas con la loro famiglia, Rosalba Concas e Franco, Stefania e Roberto, Fulvia e Massimo, Caterina e Franco Manca, Raffaella e suo marito, Raffaele Porcu e Adalgisa Garau, Michele e sua moglie, Ornella Zara e Franca Zara, Susanna Funaro e famiglia, Michela Murru, Vittorio Farci e Rita… e molti altri ancora.

Tutti questi “eroi della consolazione” sono le perle luminose della storia del progetto. E la storia non rimarrà indifferente al vostro impegno, perché voi siete questa storia: una storia che nasce dal cuore di Dio e continua a vivere nella vita di tanti ragazzi, perpetuandone il senso e il valore.

Dopo la mia uscita dalla congregazione, i vari spostamenti che hanno accompagnato il mio processo di transizione e reinserimento sociale hanno inevitabilmente avuto un impatto anche su questa missione. Ma, con la grazia di Dio e la forza dell’amore che muove questa nobile causa, sapremo rialzarci e tornare a far crescere questo progetto.

Che il Cielo vi benedica sempre.

Lo sviluppo attuale

Il palese divario nei redditi all’interno della società italiana ci invita a riflettere seriamente, superando l’ipocrita convinzione che la povertà e la disoccupazione siano drammi relegati esclusivamente ai Paesi del cosiddetto Terzo Mondo. È necessario acquisire una visione dello sviluppo più oggettiva e consapevole: oggi, infatti, il disagio economico e la mancanza di lavoro colpiscono duramente anche una società che, almeno sulla carta, dovrebbe far parte del “Primo Mondo”.

È sconcertante constatare come molti giovani, pur in possesso di titoli universitari e competenze professionali concrete, si trovino costantemente in una frenetica e incerta ricerca di un’occupazione. Spesso, la loro unica alternativa è accettare lavori precari e discontinui, definiti “salvavita”, privi di garanzie e prospettive per il futuro.

Per questo, proponiamo di costruire insieme un centro di formazione professionale a Brazzaville: un polo per la promozione dello sviluppo sostenibile e un ponte di scambio culturale e interculturale. Il progetto si fonda su una cooperazione concreta e su un’idea di globalizzazione etica, che possiamo definire come “Volontariato Opportuno”.

Questa iniziativa offre una doppia opportunità: da un lato, la riqualificazione di risorse e competenze oggi inespresse o dismesse; dall’altro, uno stimolo per le nuove generazioni ad aprirsi a una visione più matura e consapevole dei privilegi socio-culturali di cui dispongono.

Prossimi sviluppi

Si riparte a breve con una nuova struttura associativa per risollevare la colona della speranza.